Distanziamento ma anche integratori contro Covid-19. Intervista al prof. Ravagnan

La terza ondata è alle porte. Se la distribuzione del vaccino va a rilento, gli “eroi” – silenziosi – della ricerca continuano a lavorare per trovare cure migliori, più rapide ed efficaci. Covid-19 si può curare e addirittura prevenire e non solo con il distanziamento. Il professor Giampietro Ravagnanricercatore associato senior dell’Istituto di Farmacologia Traslazionale del CNR, è convinto, come altri  luminari, che il fulcro possa essere il resveratrolo. Già ordinario di microbiologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia fino al 2015, con più di 120 pubblicazioni internazionali censite su PubMed, è stato con il professor Fulvio Mattivi dell’Università di Trento il  coautore di un brevetto che, nel 2001,  indicava proprio il resveratrolo come “immunomodulatore del sistema immunitario umano”. 

Professor Ravagnan, oggi si parla del resveratrolo come una  delle possibili molecole utili per combattere il COVID 19: lei che l’ha studiato a fondo che ne pensa?

Il resveratrolo non è un antivirale in senso stretto, ma è una molecola che ha una funzione regolatoria di molte attività cellulari, viene citata in  oltre 13.000 pubblicazioni.  Quando con il prof. Fulvio Mattivi e altre ricercatrici del CNR abbiamo pubblicato il lavoro nel 2001 su Life Science vi erano circa 400 pubblicazioni orientate a spiegare il famoso “paradosso francese”. La funzione immunomodulante è certamente importante  in tutte le patologie dovute ad infezioni virali.

Quindi lei ritiene che sia utile assumere resveratrolo contro Covid-19?

Sì, ma nella sua forma glicosilata naturale estratta da radici di  Fallopia japonica, il cui nome latino  è polygonum cuspidatum. I nostri studi,  finanziati nel 2008 dal MIUR, hanno infatti dimostrato che il resveratrolo, non essendo in grado di entrare nel circolo ematico, non può sviluppare tutte le proprietà dimostrate in vitro mentre invece la forma glicosilata, denominata polidatina o piceide, ha un elevato assorbimento e si distribuisce in tutti i distretti dell’organismo, compreso il cervello.

Il professor Giampiero Ravagnan, autore di 120 pubblicazioni internazionali

Ma se non ha un’attività antivirale, come può essere utile?

La gravità dell’infezione da COVID 19 è la conseguente infiammazione dovuta al rilascio di citochine proinfiammatorie che può arrivare anche alla cosiddetta “tempesta citochinica” nelle forme gravi con compromissione della funzione respiratoria.  La polidatina, come pure altre sostanze naturali meno studiate, ha una interessante capacità di regolare la sintesi di citochine proinfiammatorie, in particolare la interleuchina 17.  Studiata al CNR con un lavoro pubblicato su “Inflammation” nel 2013 può mitigare i fenomeni infiammatori dovuti all’infezione. Recenti lavori in fase di pubblicazione effettuati diversi centri in Italia, tra cui Ospedali e RSA, sembrano confermare queste proprietà della polidatina.

Ci sono problemi di dosaggio o controindicazioni?

Nelle formulazioni autorizzate dal Ministero della Salute da tempo già utilizzate  nei protocolli di Terapie Oncologiche Integrate in migliaia di pazienti non si sono riscontrati effetti collaterali, anche nelle somministrazioni di lungo periodo, comunque da effettuare sotto controllo del medico.  La formulazione orosolubile è molto adatta in quanto permette un rapido assorbimento con la distribuzione della molecola nell’apparato cardiorespiratorio e nel cervello. Le popolazioni orientali fanno un uso “abbondante”  di polifenoli naturali indicati nella loro Medicina tradizionale, come abbiamo spiegato nella pubblicazione dal titolo  “New intriguing possibility for prevention of coronavirus pneumonitis: Natural purified polyphenols”,  che sta avendo interessanti riscontri.

Ma se non è un antivirale perché assumere la polidatina?

Anche il vaccino e gli anticorpi non sono antivirali in senso stretto poiché non interferiscono direttamente sulla replicazione virale, ma aiutano il sistema immunitario a sviluppare una difesa autonoma dell’organismo: si ritiene che questa molecola, che ha oltre 350 pubblicazioni censite su PubMed soprattutto nei centri di ricerca cinesi, possa favorire la produzione dei fattori dell’immunità naturale quali l’interferone gamma e mitigare  la sovra produzione di citochine pro infiammatorie. Ovviamente stile di vita, alimentazione sana e le precauzioni preventive di igiene e distanza sociale sono essenziali.

Quando prendere quindi questa molecola?

In caso di una patologia grave spetta al medico stabilire la cura ma nel caso di forme asintomatiche e o in presenza di fenomeni di rapida diffusione del virus come quella attuale,  una integrazione di polidatina nella dieta con la posologia indicata ed autorizzata in autoprescrizione può essere utile ad evitare l’evoluzione dell’infezione verso forme acute; abbiamo evidenza che le persone che fanno regolare uso di polifenoli  hanno una mitigazione delle forma influenzali classiche.

Quindi può essere utile anche per la normale influenza?

Prima di tutto è bene fare il vaccino e l’atteggiamento deve essere come quello analogo  per il COVID 19: ricordo che la Scuola di Microbiologia romana diretta dal professor Enrico Garaci già nel 2005  aveva studiato il resveratrolo nelle infezioni da virus influenzali. Comunque per quanto sopra detto la polidatina ha proprietà farmacocinetiche tali da ridurre drasticamente la posologia di resveratrolo e non ha controindicazioni anche per pazienti fragili, come è dimostrato dal suo largo impiego da ormai 10 anni nelle terapie oncologiche integrate.

Crisi sanitaria significa anche crisi economica e gravi difficoltà sociali. Secondo lei quanto durerà questa pandemia?

I tempi saranno lunghi poiché l’efficacia di un vaccino nuovo in termini di protezione della popolazione si misura in anni; nel frattempo i comportamenti preventivi e stile di vita, come detto prima,  con l’uso di integratori cha abbiano il conforto degli studi della Comunità scientifica internazionale e che non abbiano effetti collaterali, come la polidatina, può aiutare a superare i periodi di recrudescenza della pandemia. Comunque in presenza di fenomeni acuti bisogna sentire sempre il medico.

L’Italia ha cominciato la somministrazione del vaccino al personale sanitario

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