Gialla, Arancione, Rossa: vedi di che colore è la tua Regione

Sono confermate le tre fasce di rischio: gialla, arancione e rossa. In più se ne aggiunge una quarta. Bianca. E immaginaria. Resta fermo il divieto di mobilità infraregionale. Arriva un’altra mazzata per i bar, a cui, dopo le 18, è proibito anche l’asporto. E, di ristori, neanche a parlarne. 

Più o meno, in sintesi, sono questi i contenuti del nuovo Dpcm illustrato ieri dal ministro Roberto Speranza ai presidenti delle Regioni. Le regole dovrebbero essere emanate domani, dopo un passaggio virtuale in Parlamento, e saranno in vigore da sabato 16 gennaio. 

Le Regioni sono riuscite a evitare il nuovo meccanismo di calcolo per l’attribuzione dei colori. Quello, proposto dall’Istituto superiore di sanità, che prevedeva l’inasprimento delle misure nel caso in cui l’incidenza settimanale dei contagi superasse i 250 casi ogni centomila abitanti. Ma comunque si va verso una stretta. Perché, con il prossimo Dpcm, entreranno in vigore le nuove soglie già annunciate da Speranza. Con un indice RT a 1 si va in arancione. Con l’1,25 in rosso. Che significa? Questo: a tutt’oggi solo Campania, Puglia e le Province autonome di Trento e Bolzano possono avere la sicurezza di essere gialle. Le altre ondeggiano tutte pericolosamente tra l’arancione e il rosso. 

Ecco perché sembra quasi una presa per il sedere l’istituzione della zona bianca per le Regioni con un indice sotto lo 0,50. Nessuna è in questa situazione. Ma neanche lontanamente. “Vogliamo dare un segnale”, ha detto Speranza ai governatori. Segnale di che? Non si sa. 

Anche la zona gialla, comunque, viene potenziata. A partire dalla stretta su bar e locali per “evitare la movida improvvisata che si è vista in diverse parti d’Italia finora”: stop dunque anche all’asporto dalle 18 in poi. Sul tavolo c’è poi la proposta di mantenere il divieto di spostamento tra Regioni, anche gialle, e la “forte raccomandazione” di spostarsi massimo in due persone, in tutte le zone, senza contare i figli minori di 14 anni e i disabili conviventi, per andare a casa di parenti e amici. 

Il nuovo Dpcm dovrebbe essere valido fino al 31 gennaio quando scade lo stato di emergenza: ma se quest’ultimo dovesse essere prorogato anche la validità del decreto potrebbe essere estesa a trenta giorni. 

La discussione è aperta, così come sullo sport: l’orientamento del governo è di mantenere  palestre e piscine chiuse ancora per tutto gennaio, ma nell’incontro di oggi il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e il Cts si confronteranno sulla possibilità di consentire l’apertura per le lezioni individuali. 

C’è ancora in ballo anche la questione dei musei, con il titolare dei Beni culturali Dario Franceschini che preme per riaprire, con ingressi contingentati e rigorose misure di sicurezza, almeno sulle zone gialle; e delle piste da sci, con le Regioni del Nord che spingono per attivare gli impianti dal 18 gennaio. 

“Sta arrivando una impennata dei contagi”, semina panico Giuseppe Conte, “dopo Gran Bretagna, Irlanda, Germania, sta arrivando anche da noi e non sarà facile, dobbiamo fare ancora dei sacrifici”.

I governatori però chiedono un sistema di valutazione dei dati oggettivo e uniforme. “L’incidenza dei positivi è un fatto scientifico”, spiega Luca Zaia, “ma funziona se tutte le Regioni fanno tamponi nella stessa percentuale sulla popolazione. Non si può paragonare chi come noi ne fa 60mila al giorno con chi ne fa 400”. Il Presidente dell’Abruzzo, Marco Marsilio, torna a porre l’accento sui risarcimenti: “Le restrizioni sono sostenibili e possono essere accettate da famiglie e imprese già duramente provate, se i ristori e gli indennizzi saranno parallelamente congrui, veloci, adeguati. Ci sono categorie ormai al limite della capacità di resistere”.

Durante la riunione con le Regioni, però, non è stato intavolato il tema dei rimborsi. E la cosa fa tremare gli imprenditori. Soprattutto quelli della ristorazione: “Arriveranno prima le cartelle di Equitalia”, dice in una nota il direttivo degli Ambasciatori del Gusto, “e poi i ristori…”. 

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