Senatori del centrodestra in fuga verso la maggioranza? Occhio all’altra carreggiata

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Il centrodestra si blinda. Vertici continui (oggi ce ne sarà un altro a Milano) e continui appelli delle truppe parlamentari, per avere la certezza che nessuna sacca di malessere interno si traduca in un addio. Perché sono ore in cui si sta facendo asfissiante la pressione di Palazzo Chigi, dove Giuseppe Conte è alla ricerca di senatori che puntellino la sua maggioranza dopo l’uscita dei renziani. 

Nessuna defezione, assicurano i leader del centrodestra. Anzi, si segnala traffico sulla carreggiata opposta. Ovvero, secondo fonti della coalizione, ci sarebbero un tot di grillini in procinto di lasciare la maggioranza. Sei, forse nove senatori. Alcuni ancora iscritti ai 5s, altri già cacciati in uno degli ultimi repulisti. Si tratta di parlamentari vicini agli ex ministri Fioramonti, Lezzi, Grillo. Tra loro anche un ex capogruppo. E sono loro il sintomo evidente che Italia viva era solo uno dei problemi di Conte. L’altro è la guerra intestina tra pentastellati. Che, nella conta di martedì prossimo a Palazzo Madama, potrebbe trovare il detonatore più efficace, quello definitivo. 

Le indiscrezioni sono confermate anche da Matteo Salvini: “Devo dire che, nelle ultime ore, qualche parlamentare cinquestelle che rimane fedele alla trasparenza originaria ed è imbarazzato da queste trattative alla vecchia maniera con Tabacci e Mastella, sta bussando alle porte della Lega. Io incontro tutti e ascolto tutti”, dice il capitano, ribadendo che dal centrodestra non ci saranno emorragie di parlamentari: “Dimostreremo coerenza”, assicura. 

Nelle valutazioni dei leader polisti, Conte è in difficoltà. Il premier sta puntando soprattutto a spaccare i renziani. Ma, a quanto pare, l’operazione si sta rivelando complicata. E il tempo corre. “Conte non ha i numeri. E se non è in grado di andare avanti, si faccia da parte, il centrodestra è pronto ad offrire risposte concrete, la via delle elezioni è quella che segue mezza Europa”, dichiara Salvini. Il leader leghista torna a ipotizzare un governo di centrodestra: “Per me i numeri ci sono. Siamo compatti e ci stiamo preparando a essere alternativa”. 

Al termine del vertice mattutino viene diramata una nota unitaria: “L’Italia ha bisogno di un governo capace di affrontare le difficili sfide che il Paese si trova davanti, non di un esecutivo zoppicante che si regge su una maggioranza raccogliticcia”. Per seguire gli sviluppi della crisi del governo Conte e concordare una strategia comune in vista di una possibile riedizione peggiorativa, “i leader dei partiti della coalizione si consulteranno ogni giorno fino alla sua soluzione”, informa il comunicato. La coalizione si è confrontata anche  “sulle strategie per affrontare alcuni temi decisivi per il Paese: piano vaccini, recovery plan, scuola, ristori, nuove restrizioni anti-Covid”, conclude la nota.

“Il centrodestra è compatto, anche i centristi”. Così il vice presidente di Forza Italia Antonio Tajani al termine del vertice del centrodestra. “Non mi risultano”, prosegue, “possibili uscite da Forza italia verso il gruppo dei responsabili”. 

Le pressioni però ci sono. E sono forti. Alla riunione di ieri, oltre a Salvini, Meloni e Tajani, hanno partecipato anche i centristi Antonio De Poli e Lorenzo Cesa, Gaetano Quagliariello (Idea/Cambiamo), Maurizio Lupi (Noi con l’Italia). L’obiettivo è quello di serrare i ranghi, con un presidio permanente. Secondo fonti parlamentari di centrodestra, riferisce l’Agi, ci sono pressioni del Vaticano sui parlamentari cattolici per aiutare il premier. Ma pure la centrista Paola Binetti sarebbe rientrata, così come l’azzurra Anna Carmela Minuto. Perlomeno così assicurano fonti forziste. 

Certo, bisogna sempre vedere qual è la contropartita. In ballo ci sono due ministeri da assegnare. Uno, quello più pesante, il dicastero delle Politiche Agricole, potrebbe andare a un ex esponente di Italia viva capace di portarsi dietro più renziani che possa. Si fa il nome di Riccardo Nencini. L’altra poltrona, la delega alla Famiglia, è meno prestigiosa, ma molto significativa in termini politici. E potrebbe fare gola ai centristi, per esempio a un esponente dell’Udc. 

In ballo, però, c’è anche l’ipotesi di un Conte ter. Specie se le poche ore che mancano alla resa dei conti di martedì non dovessero essere sufficienti per far nascere la quarta gamba della maggioranza. A quel punto, si rivedrebbero tutte le caselle e sarebbe più facile accontentare gli appetiti di capetti e peones. 

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