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450 leggi in un anno: Conte è un burocrate da record

Quattrocentocinquanta  misure legislative approvate a livello nazionale in poco meno di un anno tra Dpcm, circolari, ordinanze, decreti, leggi e linee guida. “Questo boom della burocrazia legislativa ha disorientato il Paese”, denuncia la Cgia di Mestre. L’ufficio studi della Cgia, che tiene la contabilità degli “orrori” italiani, ha contato  29 decreti approvati dal governo e 23 Dpcm firmati dal premier Giuseppe Conte dall’inizio dell’emergenza Covid.

Imprese vittime

Migliaia di pagine che hanno travolto tutti: cittadini, lavoratori e imprese. La pubblica amministrazione più prolifica in materia normativa è stata il ministero della Salute, con 170 provvedimenti. Seguono la Protezione civile con 86, il ministero dell’Interno con 37, l’Inps con 36, il Commissario per l’emergenza Covid con 35 e l’Inail con 8. Si tratta di “scelte legittime”, sottolinea la Cgia, perché la gravità della situazione ha imposto al legislatore di mettere in campo disposizioni urgenti, ma queste  si inseriscono nel solco di un’abitudine di lunga data nel nostro Paese.

Il record mondiale di leggi

Si stima che in Italia vi siano 160mila norme, di cui 71mila promulgate a livello centrale e le rimanenti a livello regionale e locale: in Francia sono 7mila, in Germania 5.500 e nel Regno Unito 3mila. La responsabilità di questa iper legiferazione, afferma la Cgia, è ascrivibile alla mancata abrogazione delle leggi concorrenti e al fatto che il nostro quadro normativo negli ultimi decenni ha visto aumentare esponenzialmente il ricorso ai decreti legislativi che, per essere operativi, richiedono l’approvazione di numerosi decreti attuativi. 

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